ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
   
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Quei 650 lavoratori interinali degli uffici stranieri-prefetture e questure
ffreedom@tiscali.it il 16.05.2010, alle 19:47:51 Uhr
 È pervenuto alla nostra associazione una denuncia da parte di 650 lavoratori interinali degli Uffici Stranieri - Prefetture e Questure. Inoltriamo la loro denuncia in attesa di un vero appoggio alle loro rivendicazioni.
Mario Contini Jr.
Presidente
Associazione Interculturale “Pontum”


Siamo quei 650 interinali che il ministero degli interni ha assunto, attraverso agenzia interinale prima e tramite concorso per tre anni dopo, presso gli uffici immigrazione delle questure e gli sportelli unici delle prefetture. siamo quegli operatori in borghese che trovate dietro gli sportelli che vi aiutano a fare ricongiungimento familiare, che vi chiedono i documenti necessari per ottenere un nulla osta, che vi consegnano permessi e carte di soggiorno, che ascoltano spesso le vostre giuste la-mentele su un sistema burocratico troppo lento, che quando possono provano ad ascoltare e capire le vostre esigenze dandovi dei consigli che possano esservi utili. forse non sapete che siamo al lavoro con grossi sacrifici da quasi 10 anni. forse non sapete che spesso siamo da soli a reggere interi uffici che ci sforziamo di rendere efficienti, fra mille difficoltà. forse non sapete che dietro quello sportello ci sono archivi e scrivanie colme di carte che proviamo a gestire al meglio. ma so-prattutto, probabilmente non sapete che il nostro contratto di lavoro sta per scadere e, dopo anni di sacrifici, dopo aver approfondito la materia immigrazione, dopo aver imparato ad ascoltarvi e provato ad aiutarvi, alla fine di quest'anno non ci troverete più dietro agli sportelli e torneremo ad essere disoccupati in cerca di lavoro.
Anche noi, come voi d'altronde, sappiamo cosa vuol dire essere disoccupati ed aver famiglie da mantenere ed abbiamo paura di cosa succederà all'inizio dell'anno prossimo.
Stavolta siamo noi a chiedere il vostro aiuto e supporto, per potere mantenere il nostro posto di la-voro che svolgiamo con dedizione e sacrifici da anni.
Vi chiediamo di appoggiarci in qualunque modo, di farvi carico per una volta voi delle nostre preoc-cupazioni di lavoratori che stanno per perdere il loro posto di lavoro.
Vi chiediamo di rivolgervi alle vostre associazioni affinché protestino insieme a noi per quello che sta per succedere, che sicuramente avrà gravi ripercussioni anche sul servizio reso allo straniero in Italia.
Speriamo e contiamo sulla vostra comprensione,
grazie di cuore.

 

Quando eravamo clandestini
Vittorio Emiliani - L'Unità - 11 marzo 2010 il 17.03.2010, alle 19:30:35 Uhr
 È un film drammaticamente attuale ed efficace, anche se un po' “melò”, Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi. Una storia degli anni del dopoguerra quando noi italiani eravamo ancora fra i protagonisti assoluti dell’emigrazione in Europa, nelle Americhe, in Australia. Emigrazione con tanti clandestini. Insomma, i migranti di Rosarno o di Castel Volturno eravamo noi. Come racconta questa pellicola della quale la Rai possiede i diritti ancora per un mese o poco più. Secondo noi, dovrebbe trasmetterla al più presto. Se pur dovesse attrarre un pubblico limitato (ma non è detto, se sarà pubblicizzata a dovere), parecchie centinaia di migliaia di italiani si renderebbero conto di una realtà spesso dimenticata o rimossa. Comunque sconosciuta, ne siamo certi, a giovani e giovanissimi.
Il film racconta la disperata povertà di un gruppo di ex zolfatari di Favara (Caltanissetta), la loro dolorosa decisione di emigrare, il viaggio da clandestini verso la Francia, che rischia la tragedia al confine italo-francese, sulle Alpi. La proiezione della pellicola di Germi andrebbe accoppiata ai dati e ai temi proposti da un libro molto recente, documentatissimo nelle sue 435 pagine, appena uscito da Einaudi. Reca lo stesso titolo del film in questione, Il cammino della speranza di Sandro Rinauro dedicato all’emigrazione clandestina italiana. Esso riporta talune tabelle che parlano da sole.
Dal 1946 al 1961 (quando l’Italia vive il suo primo “boom” economico) gli Italiani espatriati legalmente nei vari continenti sono quasi 4 milioni e mezzo: 2.735.170 nell'area europea, fra Comunità Europea, Inghilterra, Svizzera (meta importantissima, allora). Ma 1.423.770 varcano ancora l’Oceano, dei quali ben 890.000 diretti in America del Sud. Da dove partono questi emigranti “legali”? Si sa che i leghisti più integralisti negano che i veneti emigrassero: invece sono proprio loro a lasciare l’Italia più di tutti, in oltre 611.000 (più 276.000 friulani e veneto-giuliani e 62.000 fra trentini e alto-atesini), seguiti dai campani (496.000), dai siciliani e dai calabresi (entrambi sui 420.000 espatriati), dai pugliesi, e così via. Ma vi sono ancora, in questa massa di emigranti, ben 292.000 lombardi e 222.000 emiliano-romagnoli.
Gli espatri continuano - e questo è meno noto - anche dopo il 1961. Da qui al 1976 partono quasi 3.000.000 di italiani. Per l’80 per cento in Europa. La metà circa diretta in Svizzera. Mentre in 400.000 prendono la via degli Usa. Ora però gli emigranti risultano soprattutto meridionali, all'80 e più per cento. In prevalenza pugliesi e campani (rispettivamente 471.000 e 441.000), seguiti da siciliani e calabresi appena più sotto. Tuttavia ci sono ancora, fra i nostri migranti, 245.000 veneti, 184.000 lombardi e 111.000 fra friulani e veneto-Giuliani. Tuttavia, in questo secondo e ultimo periodo del grande esodo italiano all’estero, gli espatri risultano quasi integralmente bilanciati dai rimpatri.
Andiamo ora al nodo vero: quanta è stata e dove si è diretta l’emigrazione clandestina italiana? Il libro di Rinauro, approfondito e ricco di dati, si sofferma soprattutto sugli espatri illegali, di stagionali inizialmente, verso la vicina Francia (dove i “macaronì” erano comunque meglio accolti, nonostante tutto, degli algerini). Da noi la destra ha enfatizzato gli arrivi via mare di clandestini che poi sono risultati inferiori alle 30.000 unità l’anno. Ma quella grancassa propagandistica doveva servire a creare insicurezza, paura, rifiuto dell'immigrazione, soprattutto di quella di origine africana. Ebbene, dal libro di Sandro Rinauro si rileva che i lavoratori italiani regolarizzati dopo la loro entrata nel solo territorio francese sono stati tanti. «A parere del Quai d’Orsay, dal 1946 al 1950», fa notare l'autore, «erano entrati in Francia (e siamo già in pieno secondo dopoguerra, non fra Ottocento e Novecento ndr) 143.416 lavoratori italiani e di questi nientemeno che il 40-50 per cento, ovvero da 58.000 a 72.000 individui, erano entrati clandestinamente ed erano stati regolarizzati successivamente». Per non parlare dei familiari, sia italiani che spagnoli o portoghesi. E anche fra il 1960 e il 1970 poco meno di 100.000 lavoratori italiani vengono regolarizzati dopo il loro ingresso in Francia. Clandestini pure loro, dunque. Ma chi se ne ricorda in questa Italia che purtroppo sembra tendere sempre più alla chiusura e al razzismo? Ricordiamoglielo con libri, film, dibattiti. Rai, se ci sei, batti un colpo.
 

Riconoscimento titoli di studio stranieri: il nuovo regolamento
Newsletter n°51 di programmaintegra.it - gennaio 2010 il 02.03.2010, alle 19:09:47 Uhr
 E' stato pubblicato sulla gazzetta del 28 dicembre ed è entrato in vigore il 12 gennaio il regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici conseguiti in paesi europei ed extraeuropei, DPR 189/2009.

Con il regolamento il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca disciplina le procedure per ottenere il ricoscimento di un titolo di studio conseguito all’estero in Italia per differenti finalità: la partecipazione a un concorso pubblico, l’assegnazione di una borsa di studio, l’iscrizione ai Centri per l’impiego, l’acceso al praticantato. Per riconoscere i titoli di studio stranieri conseguiti in paesi extraeuropei – nel regolamento indicati come “istituti di istruzione superiore stranieri” – ai fini della partecipazione ad un concorso pubblico gli interessati devono inviare la domanda al Ministero dell’Istruzione e alla Presidenza del Consiglio allegando il titolo di studio estero tradotto e legalizzato, il certificato analitico degli esami sostenuti, la dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatica italiana, il bando del concorso a cui si intende partecipare.

Qualora poi il riconoscimento dei titoli di studio sia necessario, ad esempio, per l’attribuzione di un punteggio nei concorsi pubblici o per l’avanzamento di carriera, saranno le amministrazioni coinvolte a chiedere il riconoscimento al Ministero dell’Istruzione. Dovranno inviare, per i titoli rilasciati da istituti superiori extracomunitari, il titolo di studio, tradotto e legalizzato, il certificato analitico degli esami sostenuti e la dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatica italiana mentre, per i titoli rilasciati da istituti europei, non è necessaria la dichiarazione di valore in loco ma è necessario inviare la documentazione comprovante la finalità per la quale è richiesto il riconoscimento.

Infine, la competenza al riconoscimento dei titoli di studio è in capo ad altre amministrazioni in alcuni casi: ad esempio ai fini della partecipazione a selezioni per borse di studio, dell’attribuzione del punteggio per le procedure concorsuali o dell’accesso a borse di studio indette dal Ministero degli Affari Esteri. Le amministrazioni coinvolte in questi casi possono riconoscere direttamente il titolo di studio acquisendo il parere del Ministero dell’Istruzione. Tale parere è facoltativo per il Ministero degli Affari Esteri.

DPR 189/2009 Regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici.
 

Minori migranti respinti: la denuncia di Save the children
Newsletter n°51 di programmaintegra.it - gennaio 2010 il 02.03.2010, alle 19:07:10 Uhr
 Tra maggio e settembre scorsi, sono oltre mille i minori stranieri ricondotti dalle autorità italiano in Libia, un paese che non ha firmato la Convenzione di Ginevra e che non garantisce alcun tipo di protezione ai migranti. Un paese dove bambini e adulti sono vittime di trafficanti e poliziotti corrotti. È la denuncia al centro dell'audizione di Save the children intervenuta all'incontro del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo Schengen che si è tenuto ieri, 19 gennaio.

Sono state in tutto 8 le operazioni di respingimento che hanno riguardato i minori migranti in Italia, di cui 883 sono stati ricondotti in Libia attraverso l'attività congiunta libico-italiana e 172 dalle autorità libiche. Nel comunicato stampa diffuso ieri, Save the children "sottolinea come tali operazioni di rinvio si svolgano senza procedere ad alcun tipo di valutazione sullo status delle persone che si trovano a bordo delle imbarcazioni, con la conseguente possibilità, confermata dai fatti, che vengano rinviati in Libia anche bambini e adolescenti". Come più spesso ricordato dalle organizzazioni per la tutela dei diritti dei migranti, la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra e non garantisce alcun tipo di protezione dei migranti presenti sul proprio territorio.

Sulle condizioni di vita dei cittadini stranieri in Libia, Save the children ha raccolto numerose testimonianze durante i colloqui informali effettuati in Sicilia nei porti di sbarco. Preoccupanti sono soprattutto quelle rilasciate dai minori come D., "ragazzo eritreo di 16 anni, che racconta di essere arrivato più di un anno fa in Libia con la zia. E' rimasto per più di sei mesi chiuso in una case isolata, nelle campagne libiche, sotto il controllo di trafficanti". Solo poche volte si è potuto allontanare "riuscendo ad ottenere una certificazione dell'ACNUR locale che lo dichiarava rifugiato". Tuttavia a nulla è servito quel documento "quando è stato fermato dalla polizia libica, che lo ha condotto nella prigione di Mistratah" dove è rimasto un mese con tante altre persone, "sia maggiorenni che minorenni, dove le percosse erano all'ordine del giorno e riceveva un pezzo di pane e un formaggino al mattino e della verdura bollita la sera". Da questi posti si esce solo corrompendo le guardie carcerarie o fuggendo, come ha fatto D. che è riuscito a imbarcarsi arrivando a Pozzallo lo scorso novembre dove è stato preso in carico da Save the Children.
 

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA
comitatoroma17ottobre@gmail.com il 13.10.2009, alle 12:01:16 Uhr
 MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA
ROMA 17 OTTOBRE 2009
Piazza della Repubblica, ore 14.30

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.
Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃
No al razzismo
Regolarizzazione generalizzata per tutti
Abrogazione del pacchetto sicurezza
Accoglienza e diritti per tutti
No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
Diritto di asilo per rifugiati e profughi
Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)
No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti
Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti
Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di GLBT
A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

Comitato 17 ottobre

Per adesioni: comitatoroma17ottobre@gmail.com

www.17ottobreantirazzista.org

LA DIFESA DEI
DIRITTI DEI MIGRANTI È
DIFESA DELLA DEMOCRAZIA


L’introduzione del reato di immigrazione clandestina, il prolungamento della detenzione amministrativa e l’ulteriore limitazione della possibilità per i migranti di accedere a servizi fondamentali accentuano in maniera drammatica la curvatura proibizionista e repressiva delle politiche migratorie del nostro Paese. Ad essere travolti sono i principi fondamentali di eguaglianza e di solidarietà che costituiscono il cuore della nostra carta costituzionale. Punendo la condizione di irregolarità in quanto tale – e senza prevedere vie praticabili di uscita da tale situazione – si crea nel sentire collettivo l’immagine del migrante come nemico nei cui confronti tutto è lecito e possibile, anche la delega della sicurezza pubblica ai privati, organizzati in ronde e organizzazioni consimili. Così si apre la strada – come molti fatti di questi giorni dimostrano – a una società razzista, dominata dall’intolleranza e dall’odio. Il nostro Paese ha già vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo. È lo stesso sistema democratico nato dalla Resistenza contro il fascismo e scritto nella Costituzione ad essere in pericolo
A fronte di ciò è necessaria una reazione forte e consapevole che coinvolga le coscienze individuali e collettive, i cittadini e le organizzazioni democratiche nella loro pluralità e differenza. Occorre dare visibilità a chi crede nella giustizia, nella uguaglianza, nella pari dignità di tutti. Occorre impedire che il razzismo dilaghi alimentando, per di più, il senso di insicurezza e di paura. Occorre che i migranti, venuti in Italia per costruire il loro futuro e quello dei loro figli trovino nel nostro Paese valori di giustizia, di accoglienza e di solidarietà.
Per questo ci auguriamo che la manifestazione nazionale antirazzista, promossa per il 17 ottobre a Roma da un larghissimo schieramento di forze sociali e politiche, sia animata da una grande, plurale e unitaria partecipazione.
Fermare il razzismo, modificare la disciplina dell’immigrazione, assicurare la possibilità di soggiorno e il godimento dei diritti sociali, civili e politici alle lavoratrici e ai lavoratori stranieri rappresentano una priorità per salvare la nostra democrazia.

Hanno aderito
Simonetta Agnello Hornby
Stefano Benni
Giorgio Bocca
Andrea Camilleri
Luigi Ciotti
Cristina Comencini
Erri De Luca
Carlo Feltrinelli
Inge Feltrinelli
Luigi Ferrajoli
Dario Fo
Marco Tullio Giordana
Margherita Hack
Gad Lerner
Fiorella Mannoia
Guido Neppi Modona
Moni Ovadia
Livio Pepino
Franca Rame
Stefano Rodotà
Igiaba Scego
Antonio Tabucchi
 

Ora l'Italia è più cattiva
di ADRIANO SOFRI - La Repubblica.it il 03.07.2009, alle 15:47:25 Uhr
 Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prosti-tute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delin-quenti e li additiamo alla paura.

Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decre-ti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li im-piega.

La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a fre-quentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e i-stituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.

Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda parte-cipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.

Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno stra-niero.

Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di de-tenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La do-manda se questi siano uomini.
(3 luglio 2009)
 

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"Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro dall'alto in basso, solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi" Gabriel Garcia Marquez